... è un itinerario restituito alla città e ai napoletani, prima ancora che ai visitatori e ai turisti. Un itinerario lungo un miglio, dalla tomba di S. Gennaro al suo Tesoro. Percorrere il Miglio Sacro significa scegliere di attraversare il Rione Sanità, dove hanno abitato i popoli a sud e ad est di Napoli, dagli africani ai cinesi, dove un tempo transitavano in carrozza papi, re e cardinali, dove oggi le chiese non sono soltanto prodigiose gallerie ma case di accoglienza, di pace e di progettazione. Vivere questo cammino significa sostenere il riscatto di questo quartiere valorizzando la sua storia millenaria e soprattutto incontrare un Rione dove l’umanesimo o diventa umanità o muore.
PERCORSO: 1- Catacombe di San Gennaro 2- Basilica San Gennaro extra moenia 3- Basilica Santa Maria della Sanità 4- Catacomba di San Gaudioso 5- Casa di Totò (esterno) 6- Palazzo dello Spagnolo 7- Borgo dei Vergini 8- Porta San Gennaro 9- Cattedrale (Tomba di S. Gennaro)
Basilica della Incoronata Madre del Buon Consiglio
È la chiesa basilicale più recente della città, in quanto costruita tra il 1920 e il 1960 come omaggio al quadro della Madre del Buon Consiglio in essa custodito. Tale tela fu dipinta nel 1884, su commissione di Maria di Gesù Landi, donna dalla profonda spiritualità mariana. Il quadro fu protagonista di due miracoli: nello stesso anno in cui fu dipinto pose infatti fine all’epidemia di colera che soffocava Napoli e, nel 1906, durante un’eruzione del Vesuvio, la sua esposizione al popolo fece cessare la copiosa pioggia di ceneri vulcaniche che stava colpendo la città.
Grazie a questi due avvenimenti, suor Maria riuscì ad ottenere il riconoscimento del culto e l’incoronazione del quadro (1912); la grande quantità di pellegrini che affluivano per rendere omaggio all’effigie rese necessaria la costruzione di questa Chiesa, proprio nel luogo che la religiosa aveva indicato - quasi come a “custodia” delle Catacombe di San Gennaro - sul modello della Basilica di San Pietro in Vaticano. All’interno della Basilica riposano alcune principesse di casa Savoia.
Catacombe di San Gennaro
Intorno all’origine delle nostre Catacombe molto si è discusso, esse furono semplici sepolcreti, non mai cavi di pietra né vie sotterranee; la prima notizia ripetesi dall’epoca della morte di S. Agrippino nostro vescovo al secolo II, quando il suo corpo fu quivi sepolto in avello gentilizio, e pe’ molti miracoli che da quella tomba operava il santo, piacque a’ Napolitani di sepellirsi a lui dappresso. Crebbe questo desiderio quando sul principio del secolo IV il vescovo nostro San Zosimo (Giovanni I, ndr) trasferì dall’agro Marciano presso Agnano il corpo del martire S. Gennaro, che quivi pure fu sepolto...
Le tombe... divennero due edicole di somma venerazione presso i padri nostri, e vi nacque d’intorno questo vasto sepolcreto che ampliandosi di mano in mano si estese in tutta la falda della collina di Capodimonte detta “Colli Aminei”.
...Quando nel secolo VIII Sicone duca di Benevento ne involò il corpo di S. Gennaro, il vescovo S. Giovanni IV temendo che le reliquie di tanti santi restassero poco sicure fuori le mura della città, le trasferì tutte ne’ tempi intramurani; d’allora le Catacombe soggiacquero alla ruina e all’abbandono fino a’ nostri giorni...La catacomba di S. Gennaro a Capodimonte si compone di due livelli non sovrapposti, ai quali sono stati attribuiti i toponimi di “catacomba superiore” e “catacomba inferiore”. Il nucleo originario è da individuare nell’utilizzo e nell’ampliamento, avvenuto tra la fine del II e gli inizi del III secolo, di un ambiente cosiddetto “vestibolo inferiore”. Da esso si sono sviluppati, nei periodi successivi al III secolo, gli ambulacra della catacomba inferiore secondo uno schema di scavo orizzontale e non verticalizzato.
La catacomba superiore ebbe varie fasi di sviluppo: anche essa ebbe origine da un antico sepolcro che oggi chiamiamo “vestibolo superiore”, noto essenzialmente per gli affreschi della volta della fine del II secolo con tematiche esclusivamente cristiane. Gli elementi topografici maggiormente caratterizzanti la catacomba superiore, sono la piccola “basilica dei vescovi” e la maestosa “basilica maior”; la prima, ubicata esattamente al di sopra dell’ipogeo sepolcrale che ospitò le reliquie di S. Gennaro è dedicata alla memoria dei primi quattordici vescovi napoletani. Alla fine del V secolo, un’ampia trasformazione dei vicini ambienti diede vita alla grande “basilica adiecta”: si tratta di una basilica trinave, che conserva numerosi affreschi, databili dal IV al VI secolo.
Basilica San Gennaro dei poveri
La più celebre basilica dell’antica Napoli, dopo la cattedrale Stefania… [è] riconosciuta sotto il titolo di San Gennaro. È preceduta da un vestiboletto e da un atrio; nel primo vedi delle pitture a fresco, dinotanti i fatti di San Gennaro, bellissimi lavori della scuola del Sabatino, ma ogni dì più vanno a deperire e ormai son ridotti a tale stato che al solo vederli ti prende raccapriccio; meriterebbero essere troppo gelosamente custoditi ma per carità non si restaurino. La chiesa serba le belle forme antiche italogreche.
La Basilica paleocristiana venne eretta nel V secolo nei pressi delle catacombe di San Gennaro. Quando il corpo del Santo venne traslato a Benevento per volere del principe Sicone (817-832), la chiesa rimase abbandonata. Restò così fino all’872, anno in cui vennero realizzati integrali lavori di ampliamento e fu costruito l’annesso monastero intitolato ai santi Gennaro ed Agrippino.
Nel XV secolo il complesso venne ancora una volta ristrutturato, contemporaneamente alla costruzione di un ospedale per gli appestati, eretto dal cardinale Oliviero Carafa sul luogo del precedente monastero. In quella occasione per pavimentare la Basilica furono utilizzate le lapidi tolte dalla adiacente Catacomba (che in gran parte, nel corso dei successivi ulteriori restauri, sono andate perdute). Nel 1669 il vicerè Pietro Antonio D’Aragona trasformò l’ospedale in ospizio per i poveri. Tra il 1927 ed il 1932 fu realizzato un restauro che cancellò le stratificazioni secolari e riportò la struttura alle forme originarie. Gli oggetti d’arte della basilica sono da alcuni anni esposti nel Museo Civico di Castel Nuovo.
Cimitero delle Fontanelle
Il cimitero è scavato nella roccia tufacea della collina di Materdei. È possibile accedere ad esso dalla piccola chiesa di Maria Santissima del Carmine, costruita agli inizi del XIX secolo a ridosso delle cave di tufo. E’ composto di numerosi ambienti di vaste dimensioni, che vennero utilizzati come ossario della città. Alla fine dell’Ottocento alcuni devoti, guidati da padre Gaetano Barbati, disposero in ordinate cataste le migliaia di ossa umane ritrovate nel cimitero. Da quel momento sorse una spontanea e fortissima devozione popolare per questi anonimi defunti, nei quali i fedeli identificano anime purganti bisognose di cure ed attenzioni.
Alcuni teschi vennero quindi “adottati” dai devoti, che li collocarono in apposite teche in legno, identificandoli anche con un nome ed una storia, che in alcuni casi affermavano essere stata loro svelata in sogno. Per lunghi anni, il cimitero è stato teatro di questa religiosità popolare fatta di riti e pratiche del tutto particolari.
Dal 26 maggio 2010, grazie alla sua riapertura da parte dell'Amministrazione Comunale di Napoli, il Cimitero delle Fontanelle rientra nel percorso de "Il Miglio Sacro".
Basilica Santa Maria della Sanità - Catacomba di San Gaudioso
Basilica Santa Maria della Sanità Giungiamo alla piazza che dicesi della Sanità, nome che venne a questa valle sottoposta alla collina o dalla salubrità dell’aria o da’ molti miracoli che si ottenevano sulle tombe dei santi sepolti nelle adiacenti cripte. Qui sorge la vasta basilica di S. Maria della Sanità, sotto la quale è la catacomba di San Gaudioso. Questo Santo vescovo di Abitinia scacciato da’ Vandali dall’Africa venne con S. Quodvultdeo Primate di Cartagine ed altri esuli africani in Napoli…
Morto Gaudioso fu sepolto in una cripta di questa valle, ove pure si giacque S. Nostriano nostro Vescovo, e le cripte di ambedue divennero tosto oratorii, e dappresso vi sorse il cemetero, e la pietà de’ Napoletani traeva a venerare la tomba di S. Gaudioso egualmente come quella di San Gennaro… ma nel secolo IX… i corpi de’ santi Gaudioso e compagni furono trasportati dentro la città, e sepolti nella chiesa di San Gaudioso a Caponapoli, meno S. Nostriano che fu collocato in S. Gennaro all’Olmo; d’ allora la chiesa e il cemetero estramurano fu quasi abbandonato, finché la chiesa fu ricoperta da terra alluvionale. Nel secolo XVI... si pensò finalmente di rendere all’imagine il dovuto culto, e mondato il luogo, e accesavi perennemente una lampada vi richiamò il concorso del popolo, che molte grazie cominciò a ottenere ivi dalla Madre di Dio.
…L’amministrazione del luogo fu data ai padri Predicatori... e i frati vi edificarono sopra l’odierno magnifico tempio col bizzarro disegno del laico domenicano fra’ Giuseppe Nuvolo… con savio accorgimento frate Nuvolo non distrusse l’antica chiesa cimiteriale, ma con idea sorprendente e nuova vi collocò di sopra il maggiore altare, e d’ innanzi il maestoso tempio di forma ellittica a cinque navi; e restando la chiesa nel mezzo della valle, edificò il monastero a cavaliere della collina… Questa chiesa è una delle sette, alle quali Innocenzo XII concesse l’indulgenza delle sette basiliche romane. Entrando in chiesa è bello il vedere di fronte sollevato in alto sull’antica chiesa il maggiore altare; e piegando a dritta dello spettatore, osservasi: 1a cappella, il quadro di S.Nicola in alto coi santi Ambrogio e Ludovico Beltrando in basso del Giordano; 2a S.Pietro martire di Giovanni Balducci; 3a S.Vincenzo del Giordano [a destra la Madonna della Sanità, opera del V sec.,. e sul pilastro l’opera di Anna Maria Bova “San Vincenzo”, del 2009]; Nel cappellone il gran quadro del Rosario cogli scomparti piccoli de’ misteri a’ lati e in quello lungo di sotto la condanna degli Albigesi, è tutto bellissima pittura di Bernardino Siciliano; nella 4a cappella lo sposalizio di S. Caterina Martire, e nella 5a S. Caterina Senese che riceve le stimate, ambedue d’ Andrea Vaccaro, nella 6a san Domenico Soriano del Giordano [la cappella attualmente è dedicata alla Madonna del Buon Consiglio; l’opera del Giordano è andata perduta]. Ritorniamo indietro nell’altra nave: 1a cappella il quadro di S. Biagio col Antonino Pierozzi e S. Raimondo da Pennafort è di Agostino Beltrano e sua moglie Annella de Rosa [La “Croce”, del 2008, è opera di Anna Maria Bova]; 2a la Vergine con S. Rosa, e S. Giacinto a cui porge una scritta “gaude flii mi hyacinte” è del Giordano; 3a la Nunziata di Bernardino Siciliano [negli ovali due opere di Gaspare Traversi]; nel cappellone la Circoncisione è di Vincenzo Forlì [a sinistra la tela di S. Lucia è di Girolamo De Magistris]: Rimpetto la porta della Sagrestia la tela di San Pio V co’ i santi domenicani è del Giordano [attualmente l’opera è collocata nella Cappella della Madonna del Buon Consiglio].
In Sagrestia sull’altare il quadro di S. Domenico che dispensa il Rosario è d’antico pennello [è un’opera di Giovanni Balducci, ora nel cappellone della Circoncisione; in sagrestia attualmente è la tela di Gianni Pisani “L’Ultima Cena”, del 2008]. ...Ritornando in chiesa nella penultima cappella il quadro di S. Tommaso a cui gli angioli stringono ai lombi il cingolo della castità è pittura di Pacecco de Rosa; nell’ultima la Maddalena è del Giordano. A [sinistra] dell’altare di San Tommaso è incastonata al muro l’antichissima sedia pontificale, che fu primamente nel cimitero, usata dagli antichi vescovi San Nostriano, S. Gaudioso ed altri; ci si vede scolpito il monogramma di Cristo.
Osservisi ora il pulpito di marmo, eseguito con rara invenzione da Dionisio Lazzaro, di cui sono pure le due maestose scale che menano in alto al maggiore altare, ove è un tabernacolo di cristallo di Rocca e rame dorato, fatto da un tal frate Azaria di Napoli domenicano, il coro con 80 stalli è squisitamente lavorato; di sopra l’organo in fondo è la statua di marmo della Vergine della Sanità, opera del Naccarino. [Al centro della navata centrale vi sono attualmente due opere di Riccardo Dalisi, la “Mensa degli Angeli” del 2005 e “Palestina” del 2000].
Catacomba di San Gaudioso Ora scendiamo a visitare la sottoposta chiesa cimiteriale… di Santa Maria della sanità. La quale è quell’antichissima di cui abbiamo già fatto parola, che venne edificata primamente all’ingresso del cimitero di s. Gaudioso, e poscia rimodernata come vedesi nel secolo XVII. Gli alterini laterali son distinti da pilastrini striati... la tribuna è fiancheggiata da due colonne di verde di Calabria... nella curva dell’abside corrono tre nicchie arcuate ...Sotto il maggiore altare e i 10 altarini laterali sono altrettanti corpi di Santi Martiri, portati in Napoli nel 1616 dal p. Timoteo Casella Domenicano vescovo in Marsico e con solenne processione collocati qui come si vedono...
...La Catacomba di S. Gaudioso... si apre a [destra] del maggiore altare... Vedi primamente la cella di S. Gaudioso con altare nel mezzo e grande arcosolio in fondo col sottoposto loculo, è tutta a grosso musaico figurante l’imagine del Santo... di sopra è l’iscrizione parimente a musaico... A dritta dello spettatore è un’altra simile cella con grande arcosolio con croce gemmata, e un loculo sottoposto, credesi la tomba di S. Nostriano; sotto la volta è la testa di Cristo, pregevolissima pittura del secolo V... la quale richiama l’attenzione degli archeologi ed artisti. A manca... cominciamo a percorrere l’ambulacro grande circondato da cripte... sul principio di questo grande ambulacro percorso vedesi una scala, è tutta opera moderna, che mena ad alcune celle fatte nel secolo XVII, come usavasi in quasi tutte le chiese ove erano grandi sepolture. Queste sono le cosiddette “cantarelle”, cioè delle nicchiette a foggia di sedie con vasi sottoposti praticate nel tufo, vi si metteva a sedere il morto colla testa fermata in un buco nella parete, ciò dicevasi “scolare”, per modo che nel vase ne colassero i visceri, e il cadavere di rasciuttasse, e dopo alcun tempo rivestivasi di abiti e serbavasi o interravasi; di qui presso il popolo nostro “scolare” vale “morire”.
Fu poi vandalica l’idea nel 1636, che distrusse tante pitture cimiteriali, quella di incastonare e calcinare i cadaveri ritti nelle pareti della catacomba, come vedonsi d’intorno; non sappiamo però se ve li collocassero così subito dopo morte, o dopo toltili dalle “cantarelle”. Notiamo finalmente come sia falso che in questa catacomba fosse stata anticamente dipinta la serie dei vescovi napolitani.
Basilica e Catacombe di San Severo
Questo santo vescovo... sul principio del V [secolo] costruì sotto la roccia di questa collina il suo sepolcro... e la sua tomba divenne fonte di prodigi e la cripta tosto fu mutata in chiesa, e i Napolitani per desiderio di seppellirsi presso il loro pastore formarono quivi un altro cimitero, che si disse la catacomba di S. Severo. Ma quando il corpo del santo prima del secolo IX fu solennemente trasportato in città nella chiesa di San Giorgio, scemò il culto all’antica cripta estramurana, e la catacomba restò ad uso di cimitero con l’adiacente edicola cavata nel monte, finchè nel 1573 l’arcivescovo Mario Carafa la cedette ai Conventuali, che vi fabbricarono dappresso il monastero, e nel 1681 rifecero la chiesa con disegno di Dionisio Lazzaro. Sul maggiore altare è un quadro di molto pregio di ignoto autore [oggi attribuito a Teodoro D’Errico] che studiossi d’imitare lo Zingaro, rappresenta la Vergine co’ Ss. Severo, Ludovico, Antonio e Francesco d’Assisi. Nelle cappelle sono quadri di qualche merito.
Richiamano però la nostra attenzione molte vestigia dell’ antica catacomba …Non resta che la parte superiore, ne erano imbiancate tutte le pareti, ne staccammo l’imbiancatura, e nell’arcosolio principale apparve l’imagine di un giovanetto di prima età vestito d’amplissima penula rossa, la quale sollevata sotto il braccio e la mano sinistra fa seni e pieghe di nobile vista. Egli regge colla sinistra un libro aperto, sul capo gli scende dal cielo la corona d’alloro della gloria immortale; 4 santi cinti il capo di nimbo luminoso, vestiti di tunica e pallio corteggiano il novello candidato del Paradiso. Le pitture dell’arcosolio sinistro sono affatto perdute, meno nello spigolo a dritta vedesi l’immagine crocifera di un SANCTUS PROTASIU(S); manca a dritta certamente il S. Gervasio. Nell’arcosolio destro vedesi la croce gemmata fiancheggiata da due santi col nimbo,e nello spigolo a sinistra l’imagine di un (SAN)CTUS EUTYCHE(TES), manca certamente a destra il Santo Acuzio. Pregevole poi l’oratorio di S. Antonio, che ebbe origine nel 1621 e conserva opere di Michele Ragolia, Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Giacinto Diano, Giovan Battista Spinelli e Bernardo Cavallino. Sul coretto si ammira un organo in legno dorato e policromato, che reca la firma di Carlo Mancini e la data 1760.
Sacra Famiglia dei Cinesi
Salendo da San Severo si va alla casa e chiesa de’ Cinesi [attualmente Presidio Ospedaliero “Elena d’Aosta”]. È noto a chicchessia il nome del nostro venerabile P. Matteo Ripa Napolitano, fondatore della congregazione della Sacra Famiglia, detta de’ Cinesi.
Questi Padri hanno il collegio pe’ giovani cinesi, indiani e d’ogni altra nazione infedele; e il convitto per ammaestrare la gioventù studiosa. La chiesa fu compita nel 1729, a piè del maggiore altare è sepolto il venerabil fondatore Ripa; la tela della Sacra Famiglia col ritratto di due primi alunni cinesi è pittura di Antonio Sarnelli; Le statuette terzine in rame de’ Ss. Giuseppe, Gioacchino, Anna, ed Elisabetta nelle quattro nicchiette furono poco lodevolmente eseguite su’ disegni del Solimena.
Palazzo Sanfelice
Il palazzo venne edificato tra il 1724 ed il 1726 dall’architetto Ferdinando Sanfelice, che lo progettò quale propria residenza privata. L’edificio è composto da due corpi distinti unificati dalla facciata. I portali di accesso sono sormontati da una decorazione in stucco raffigurante due sirene che reggono un’epigrafe con iscrizioni composte, secondo alcune fonti, dal letterato Matteo Egizio.
Da queste scritture emerge che delle due strutture una fu realizzata ex novo dal Sanfelice, mentre l’altra inglobò delle presistenze non più identificabili. Il primo corpo di fabbrica ruota attorno ad un cortile ottagonale con una scala a doppia rampa, che conserva ancora le originarie decorazioni a stucco. L’altra parte del palazzo ha un cortile più ampio a pianta rettangolare separato dal giardino retrostante da una scenografica scala aperta. Nel XVIII secolo il piano nobile venne decorato ad affreschi (le fonti ricordano ancora nel 1845 la volta di Francesco Solimena) andati oggi del tutto perduti.
Palazzo dello Spagnolo
Il palazzo venne edificato a partire dal 1738 per volontà del marchese di Poppano, Nicola Moscati, unificando due precedenti edifici ricevuti con la dote della moglie. Il progetto viene tradizionalmente attribuito all’architetto Ferdinando Sanfelice. È, purtroppo, andato perduto il giardino che si estendeva sul retro del palazzo. L’edificio è caratterizzato dall’originale scala interna detta “ad ali di falco”.
L’interno e l’esterno vennero riccamente ornati con una decorazione a stucchi di marca chiaramente rococò, realizzata da Aniello Prezioso su disegno di Francesco Attanasio verso il 1742. Le porte di accesso agli appartamenti sono sormontate da sovraporte in stucco, con al centro medaglioni con busti-ritratto. Alla fine del XVIII secolo il palazzo subì un rifacimento che ne ampliò la struttura con l’aggiunta di un altro piano. Alle soglie del XIX secolo la famiglia fu costretta a vendere gli appartamenti al primo ed al secondo piano. Il nuovo proprietario Tommaso Atienza, detto ‘lo Spagnolo’ da cui l’intitolazione del palazzo, fece realizzare gli affreschi delle sale, oggi quasi del tutto perduti.
Santa Maria dei Vergini
Nel 1326 i Napolitani del Rione di Porta San Gennaro eressero in questo luogo un ospedale con chiesa sotto il titolo di Santa Maria del Borgo de’ Vergini… il Cardinale Innico Caracciolo cedette la Casa ai Padri della Missione… Quei Padri, restando l’esterna antica chiesa ad uso di parrocchia, edificarono poscia l’altra interna di forma ellittica con bellissimo disegno del Vanvitelli, compita il 1788. Sul maggiore altare la gran tela di San Vincenzo de’ Paoli in gloria è di Francesco la Mura; ne’ cappelloni la Sacra Famiglia e San Francesca Fremiot con San Vincenzo de’ Paoli sono di Saverino Galante (1750); Nelle cappelle la morte di San Giuseppe, il Crocefisso, San Michele e San Giovanni Nepomuceno di ignoto pennello del secolo scorso; la conversione di San Paolo e il Battista di Giovanni Sarnelli.
La chiesa parrocchiale col titolo di Santa Maria de’ Vergini ha sulla porta una statua di marmo dell’Immacolata scolpita da Francesco Liberti e Giuseppe Pirotti nel 1858. Il tempio consta di una sola nave, sul maggiore altare è l’antica immagine della Vergine Titolare; i quadri delle cappelle sono opere del sec. XVII di nessun merito. [All’interno della chiesa parrocchiale è custodito il fonte battesimale dove fu battezzato sant’Alfonso Maria de’ Liguori].
Porta San Gennaro
[La Porta S. Gennaro] era primamente dietro la Chiesa del Gesù [la limitrofa Chiesa del Gesù delle Monache] e fu in questo luogo traslocata da D. Pietro di Toledo. Dicesi di S. Gennaro, o perché da essa si esce per andare alla chiesa di S. Gennaro alle Catacombe, ovvero perché non era lungi dalla chiesetta di S. Gennaro Spogliamorti. Nell’interno vedesi la statua di S. Gaetano, collocatavi per voto in tempo della peste del 1656. All’esterno poi è un bel fresco di Mattia Preti, unico che resta dei molti da lui fatti sulle porte di Napoli, quando col merito dell’arte riscattò la vita.
Ei vi dipinse la peste di Napoli, e il suo lavoro piacque tanto, che la Città gli fece dono di ducati 300. Questa bella memoria minaccia di perire. La statuetta in atteggiamento di benedire rappresenta s. Gennaro, col motto “Divo Januario - apotropaco - sospes Neapolis”.
Museo Diocesano
All’inizio del Seicento le Clarisse del monastero di Santa Maria Donnaregina decisero di costruire una nuova chiesa barocca. I lavori per la costruzione del nuovo edificio sacro - detto perciò di Santa Maria Donnaregina Nuova - iniziarono nel 1617. Salendo la maestosa scala si entra nella navata della chiesa, rivestita di marmi policromi con una volta seicentesca interamente affrescata con la Gloria della Vergine. Sul presbiterio si trova un affresco del giovane Francesco Solimena, che rappresenta Il Miracolo delle rose di san Francesco e, accanto all’altare maggiore, vi sono le ultime tele dipinte da Luca Giordano.
All’interno della chiesa ha sede il Museo Diocesano di Napoli, che custodisce opere di grande pregio: dall’Immacolata Concezione del lorenese Charles Mellin, databile al 1646, alla Santificazione di Francesco, rara iconografia del Solimena; nella sacrestia vi è la tenera Madonna con Bambino di Massimo Stanzione. Il percorso museale delinea due temi importanti della fede cristiana: la raffigurazione di Maria e la rappresentazione di San Gennaro, Patrono di Napoli e della Campania, martire e testimone della fede. Per il tema martiriale vi sono opere di Giovan Bernardo Lama, Fabrizio Santafede e Pietro Torres, mentre le opere ispirate al tema mariano vantano nomi come quelli di Teodoro D’Errico, Francesco Solimena, Aniello Falcone, Andrea Vaccaro e Marco Pino.
Cattedrale - Battistero di San Giovanni in Fonte - Cappella del Tesoro di San Gennaro
Cattedrale Nel mezzo della via del Duomo sorge la Cattedrale di Napoli, sacra alla Vergine Assunta. Fu questo luogo primamente centro del culto pagano, indi culla della Fede Cristiana in Napoli. Eletta Napoli a capo del reame sotto il dominio angioino, Carlo I gettò le fondamenta della nuova Cattedrale, colla distruzione di tanti monumenti dell’antica Stefania… Il tempio fu più volte rimaneggiato: nel XVII secolo il cardinale Decio Carafa volle ammodernare il sesto acuto delle finestre; e poscia il card. Innico Caracciolo fece adornare le pareti di fregi e cartocci a stile barocco, e rivestire d’intonaco le colonne di marmo. Nel secolo XVIII il card. Giuseppe Spinelli rifece la tribuna, e vi collocò il maggiore altare, che era prima in mezzo alla crociera. [Nel XIX secolo] il card. Filippo Caracciolo ridusse il Duomo nell’attuale stato, sgombrando specialmente l’intonaco delle colonne, e il restauro fu compito dal card. Sisto Riario Sforza, [che nel 1871 rifece completamente la tribuna. Nel XX secolo sono state poi compiute ulteriori opere di restauro o di adattamento liturgico. La facciata attuale è quella di Enrico Alvino, ultimata alla fine del 1898 e inaugurata nel 1905].
La chiesa è composta a tre navi, in forma di perfetta croce latina; 14 pilastri sostengono gli archi delle navi e due più grandi l’arco maggiore; ognuno è adorno da tre lati di altrettante colonne di granito, o altro marmo africano; i due maggiori ne hanno cinque… Fare un elenco - anche sommario - delle cappelle minori della Cattedrale occuperebbe molto spazio; possiamo però ricordare qui almeno i principali artisti che vi lavorarono: nelle cappelle vi sono infatti sculture di Tino da Camaino, Paolo de Matteis, Giuseppe Sammartino, Nicola Vaccaro, Nicola Maria Rossi, Bartolomè Ordonez, Lello da Orvieto e Giulio Mecaglia; inoltre sono da citare la Cappella dei Capece Minutolo (bell’esempio di gotico napoletano), le sculture di Domenico Antonio Vaccaro, la Cappella Brancaccio, progettata da Giovanni Antonio Dosio con sculture di Pietro Bernini, Girolamo D’Auria, Michelangelo Naccherino e Tommaso Montani e dipinti di Francesco Curia, la “Pala dell’Assunzione della Vergine”, dipinta da Pietro Vannucci, detto “il Perugino” (maestro di Raffaello), nel 1506.
Stupenda è poi la Cappella del Succorpo, limpido esempio di architettura rinascimentale con influenze bramantesche, realizzata dallo scultore lombardo Tommaso Malvito. Posta sotto l’abside, è suddivisa in tre navate da colonne marmoree: al centro vi è la scultura del cardinale Oliviero Carafa orante. Un recente restauro ha permesso il recupero del cassettonato marmoreo del Cinquecento. Sotto l’altare, in un’olla recante il suo nome, sono custodite le ossa di S. Gennaro. Nella navata sinistra della Cattedrale vi è l’ingresso alla paleocristiana Basilica di S. Restituta, risalente al IV secolo e rimaneggiata alla fine del XVIII secolo; da essa si accede al Battistero di S. Giovanni in Fonte, il più antico battistero d’Europa.
Battistero di San Giovanni in Fonte Fu il Battistero dell’antica Cattedrale, rifatto dal vescovo Vincenzo nel secolo VI, e adornato di musaici che attirano l’ammirazione degli spettatori, inestimabile monumento di sacra archeologia... Nel centro del cupolino in mezzo a un disco azzurro è il monogramma di Cristo; la scudella è poi scompartita in otto spicoli tramezzati verticalmente da fiori, frutti ed uccelli...
Raccomandasi all’estremo del disco intorno intorno una cortina, la quale spiegandosi con simmetria sugli otto compartimenti, ed avviluppandosi agli angoli formati dal cerchio pende come fregio nelle seconde metà degli otto spicoli della scudella, nelle quali sono effigiate delle figure, in gran parte perite... Nei peducci del cupolino sono i quattro animali alati di Ezechiello, ed altri ornamenti ...Nei sottarchi ai lati delle finestre sono immagini virili palliate a chiaroscuro in atteggiamento d’offrire corone. Le teste colossali di Cristo e della Vergine son lavoro dei bassi tempi, forse del Tauro. Nel mezzo del pavimento vedesi... l’antica vasca del fonte battesimale.
Cappella del Tesoro di San Gennaro ...La superba Cappella di S. Gennaro [è] detta meritamente il Tesoro... Nel 1527 fu la città di Napoli desolata dal morbo della peste, e fece voto al suo Patrono di ergere nel Duomo una magnifica cappella al suo nome. [Il voto non si adempì] prima dell’anno 1608... Stupendo n’è il frontespizio, due grandi colonne di un sol pezzo di marmo nero fiorato fiancheggiano il cancello di bronzo disegnato da Giangiacomo Conforti... Nel mezzo v’è il busto duplice di S. Gennaro. Nelle due laterali nicchie... sono le statue dei Ss. Pietro e Paolo di Giuliano Finelli. Entriamo ora nella Cappella: il pavimento fu eseguito col disegno del Fanzaga; le pareti son tutte di marmi misti, con 42 colonne di broccatello, sette altari, e 19 nicchie, con altrettante statue in bronzo...
Sotto la statua di S. Gennaro dietro il maggiore altare sono due separate fornici, nell’una è il cranio di S. Gennaro, nell’altra le ampolle del sangue. Il cranio è riposto in un imbusto d’argento dorato, fatto lavorare da re Carlo II d’Anjou nel 1306... esso poggia sopra un piedistallo di argento lavorato nel 1609... Le porticine di argento furono fatte da Carlo II re di Spagna e di Napoli nel 1667. Quattro chiavi custodiscono i sacri depositi, due son presso la Deputazione della città, due presso l’Arcivescovo. La balaustra del presbiterio venne realizzata da Giuliano Vanelli nel 1618 su disegno di Francesco Grimaldi. I paliotti degli altri altari risalgono al XIX secolo; il loro rivestimento argentato fu donato da Francesco II per volere del padre.
Il maggiore altare è tutto di porfido con cornici di rame dorato e fregi d’argento; il disegno è di Francesco Solimena. Magnifico è il paliotto, modellato da Domenico Marinello... vi è effigiato in figure a getto di argento la traslazione del corpo di S. Gennaro da Montevergine in Napoli il 13 gennaio 1497 [ad opera dell’arcivescovo Alessandro Carafa]... Ai due corni dell’altare sono angeli d’argento... Sopra i sei altari laterali tra cornici intarsiate di lapislazzuli sono quadri in tavole di rame con meravigliosi dipinti tutti del pennello del Domenichino, meno quello del cappellone sinistro che è dello Spagnoletto... I freschi de’ quattro peducci della cupola e delle quattro volte... sono del Domenichino ...Cominciò il Domenichino a dipingere pure la cupola... [ma ne ebbe poi incarico] il Lanfranco... [che] vi fece la meravigliosa gloria de’ Beati, che vi si vede, con l’Eterno Padre in cima di scorcio ... Finalmente le tre lampade pendenti d’argento son dono di Paolo IV.
Notevoli nella Cappella le 51 sculture a tutto tondo raffiguranti i santi compatroni della città di Napoli; di esse 24 sono opere risalenti al XVII secolo. La più antica è quella di San Tommaso d’Aquino, dichiarato compatrono nel 1605, la più recente quella di Santa Rita, che è del 1928. Collegato alla Cappella è il Museo del Tesoro di S. Gennaro, che custodisce molti preziosissimi oggetti donati al Patrono della città (il loro valore supera anche quello del Tesoro della Corona di Inghilterra), tra cui la famosa Mitra, in argento dorato ornata di 3694 rubini, smeraldi e diamanti, e la Collana, con tredici grosse maglie in oro massiccio alle quali sono appese croci tempestate di pietre preziose.