La storia di Lello

24 novembre 2017

"senti piccrì , tu da grande che vuoi fare?"

"Non ho capito don' Antò, che volete sapere ?"
"Voglio sapere tu da grande che vuoi fare"

Una volta mi hanno detto che per capire cosa fare non bisogna cercare risposte ma solo farsi le domande giuste.

Quelle domande semplici, capitate per caso e sussurrate a mezza bocca.

Non lo sapevo mica io, cosa volevo fare da grande.

Sapevo quello che serviva ad affrontare il giorno, uno dopo l'altro, infilando un pomeriggio dopo un mattino e un risveglio dopo una notte.

Sapevo quanto bastava.

Sapevo quello che sai a 13 anni quando a scuola non ci vai perché serve che lavori.
Sapevo lavorare le fodere delle scarpe, piccolo e veloce, a dieci anni.

Non mi piaceva guardare gli altri negli occhi troppo a lungo.

Ora incastro lo sguardo a quello degli altri e conto lentamente.
Non lo abbasso mai, ora ci riesco.

Sapevo che dovevo correre e che non potevo fermarmi.

A scuola non potevo andarci, non avevo neanche il tempo di preoccuparmene.
Dentro o fuori.
In piedi o seduto.
A casa o a lavoro.

Dicono che cresci presto quando bambino non puoi esserlo più.
E mi preoccupavo solo di inseguire i giorni e di aspettare la sera senza che nulla facesse troppo male.

E il quartiere sembra grande al punto da inghiottirmi eppure mi avvolgeva stretto rendendomi difficile respirare.

"Vieni pure tu Lello" mi disse un amico.
"Vieni al chiostro, stamm nu poc assiem"

E per me la chiesa era un edificio tra un palazzo e un altro, una cosa a cui prestare poca attenzione.

E sono andato.

Non ci pensavo troppo, ve l'ho detto.

E poi un giorno, all' improvviso, quella domanda.

"Che vuoi fare da grande ?"

E chi ci aveva pensato al futuro.

Il futuro era un giorno dopo una fila di giorni.
Simili, confusi e lunghi.

Che qualcuno me lo chiedesse, che qualcuno mi offrisse un futuro, che qualcuno quantomeno lo intravedesse, ecco questo mi sembrò assurdo.

Non lo sapevo cosa volevo essere.
Ma avevo capito che potevo essere qualcosa.
E che potevo farlo solo con qualcuno.

Mi chiamo Lello, oggi ho 30 anni e sono un socio della Paranza.

Questa è la domanda che mi ha cambiato la vita.

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Testo di Chiara Nocchetti