La storia di Marco

26 gennaio 2018

Ci sono due modi di guardare alle cose, mi hanno detto una volta.

Uno è pensare che tutto sia un miracolo e uno è pensare che nulla lo sia.
Saper riconoscere quello che ha il potere di salvarci e quello che può distruggerci, questa è un'altra storia.

"Vieni domani alle prove, i maestri scelgono gli studenti per il corso di musica".
Non avevo mai preso in mano uno strumento e non ci avevo mai neanche pensato.
La musica la sentivo fuori, per strada.
La musica era tra la gente, nei vicoli, nelle urla dei bambini.
La musica era nelle porte che sbattono e nei piedi che scalpitano.
La musica è un lusso che a 13 anni non puoi permetterti quando c'è bisogno che lavori perché sei grande ormai e a casa c'è bisogno di te.
La musica non l'ho cercata mai, è lei che ha trovato me.

A quell' incontro ci sono andato, ripensavo al nome del progetto, rotolavo le parole fra i denti.
Cercano ragazzi per la "Sanitansamble".
Una parola nuova e una parola vecchia.
Una che sa di casa e una che sa di vita.
I maestri ci guardano, non siete voi a scegliere lo strumento, ci dicono.
È lo strumento che sceglie voi.
Proviamo piano, lentamente, le dita goffe su corde stonate.
"Per lui il contrabbasso" dice qualcuno indicandomi.
Eccolo qui, il primo miracolo.

Con la musica trasformi la rabbia in passione e il dolore in poesia.
Con la musica dimentichi le mura e tracci confini sempre più ampi.
Devo smettere, dico ai maestri.
Devo lavorare, ho lasciato la scuola, a casa hanno bisogno di me.
Curvo le spalle e abbasso lo sguardo, non lascio entrare nessuno.
Parlo poco, la musica è l'unica che trasforma le mie parole.

Sono nato in una piazza di spaccio, dalla finestra guardo ragazzi andare in giro tutto il giorno a distribuire morte e dolore.
Nessuno sembra accorgersene, stai solo vendendo qualcosa e c'è qualcuno che paga.
Non stai facendo niente, nessuno si fa male.
Così mi sono detto per anni guardandoli.
Se nessuno si fa male forse posso farlo anche io?
Proprio allora una voce che mi dice " abbiamo bisogno di te, non andare via. Se è il lavoro che cerchi , il lavoro avrai."
È un sacerdote a parlarmi, tra le mani ha una sigaretta e mi parla guardandomi fisso.
Eccolo qui, il secondo miracolo.

Non lo avevo capito all' inizio che ensamble in francese significa insieme, uniti.
Che non avevo scelto di suonare, avevo scelto di condividere.
Piano piano lentamente ho imparato a chiedere aiuto.
A dire" insegnami, voglio imparare".
Sono cresciuto e lavoro al b&b La Casa del Monacone, nato nella pancia della mia terra e con il lavoro dei suoi figli.
Mi sono inscritto a scuola, voglio finire quello che ho interrotto.
Sto studiando l'inglese e non ho più paura.
Eccolo, il terzo miracolo.

Mi chiamo Marco, ho 23 anni e questa è la mia storia.

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Testo di Chiara Nocchetti