La storia di Carlo

5 gennaio 2018

Io lo so che è la cosa giusta perché respiro.

Respiro e sudo.
Quando scendo dal palco e mi guardo allo specchio vedo le gocce scorrere sul viso e sul petto e so che è andata bene.
In quella fatica io trovo energia ed in quello sforzo trovo salvezza.
Sudore e stanchezza, su e giù dal palcoscenico.
Cambio pelle ed è provando quella degli altri che ritrovo me.

Non lo so quando ho deciso che avrei voluto fare l'attore.
L'ho sempre saputo, l'ho sempre sentito dentro, dove si incastrano le idee che non trovano voce e i pensieri di cui si ha paura.
"E fatelo pazzià, vuole fare l'attore, va bene così, quello è un gioco".
Un gioco, cosi mi hanno detto.
Io osservo tutti, li studio, sono i complici del mio gioco.
Rubo lo sguardo del mio vicino di casa, la voce della signora nel vicolo, l'andatura di una ragazza incrociata per caso.
Li osservo, rubo la pelle.
Non sono io, è un gioco.

Non ci credeva nessuno quando un uomo con gli occhi pieni di lacrime ci viene vicino dopo uno spettacolo organizzato in chiesa e ci chiede "di che avete bisogno ragazzi? Oggi nella vostra danza ho ritrovato mia figlia che non c'è più. Voglio aiutarvi. Di che avete bisogno?"
Un teatro, rispondiamo ridendo, vogliamo un teatro.
Non è un gioco, risponde, avrete un teatro.

Io lo riconosco subito, l'odore di un teatro.
Sa di legno e di stoffa vecchia, sa di nuovo e di antico.
Ha l'odore delle cose immobili che prendono vita per poi riaddormentarsi.
Il teatro sa di casa, il teatro sa di sudore e fatica.
Non è un gioco, grido a tutti, all'improvviso non è un gioco.

Ci serve un nome, ci serve una guida.
"Nuovo teatro Sanità", così ci chiamiamo.
Nuovo, come è nuovo il nostro impegno.
Teatro Sanità, per onorare questa terra che ci cresce e ci stanca e noi le siamo grati perché ci insegna il sudore.
Troviamo in Mario una guida e un maestro, ci guarda dritto negli occhi e ci crede.
Non è un gioco, ragazzi.
Tra le arti è la più nobile di tutti, qui impariamo a camminare i passi di altri, abbiatene rispetto.

Siete pazzi, ci dicono.
In questo quartiere, in questa terra.
Non c'è futuro, non c'è lavoro.
Smettete di giocare che non ci riuscirete mai.
Mario non molla.
Ha un amico, ve lo faccio conoscere, ci dice.
L'amico si chiama Roberto Saviano.
Parla piano, con una voce profonda che graffia lo stomaco e la gola.
Ci conosce, uno ad uno.
Ci guarda negli occhi e dice " vi vedo, io vi vedo."
Diventa il nostro finanziatore.
Siete una paranza, dice.
Una paranza di bambini.
Ci affida il suo testo e fra una settimana inizia la nostra tournée italiana per due mesi con la sua "Paranza dei bambini".

Il nostro teatro esiste, il nostro teatro resiste.
Siamo 40, siamo piccoli, siamo grandi.
Siamo affamati e non siamo stanchi.
Non ora, non qui, mi ha detto qualcuno una volta.
Proprio ora, proprio adesso, urlo forte io.

Sono Carlo, ho 27 anni, sogno di diventare il vicepresidente del nuovo teatro Sanità e questa è la mia storia.
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Testo di Chiara Nocchetti